Radon: Dalla normativa alla prima sentenza di condanna.

Radon: Dalla normativa alla prima sentenza di condanna.

Il problema dell’inquinamento è ormai su scala mondiale e riguarda molti aspetti. Il gas Radon (che è tra gli inquinanti naturali), può penetrare e depositarsi sul tessuto polmonare, irradiarlo e dare origine ad un processo cancerogeno. Gli studi compiuti negli ultimi anni hanno messo in evidenza gli effetti sulla salute dell’esposizione al radon, particolarmente negli ambienti chiusi, come le abitazioni e i luoghi di lavoro. Si stima che l’esposizione al radon sia la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo di tabacco. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, soltanto in Italia il radon provoca dal 5 al 20% di tutti i casi di tumore al polmone.

Per questo motivo le direttive internazionali hanno sempre raccomandato di verificare, con specifiche misurazioni, la presenza del radon nelle abitazioni.
In Italia la normativa in materia (D.lgs n. 241/2000, in attuazione della direttiva 96/29/Euratom in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti), ha fissato un livello di riferimento di 500 Bq/m³. Altri Paesi comunitari, tra i quali Regno Unito e Germania hanno invece adottato valori di riferimento più bassi: 200 Bq/m³, 250 Bq/m³.
Il 17 Gennaio 2014 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la nuova Direttiva europea sulla protezione dalle radiazioni ionizzanti (“Basic Safety Standards” – Direttiva 2013/59/Euratom).
La nuova Direttiva è il prodotto di un processo di revisione, durato anni, destinato a rivoluzionare le normative nazionali in tema di radioprotezione di tutti i Paesi membri dell’Unione Europea.
Per la prima volta in tale Direttiva infatti sono stati fissati limiti di concentrazione di attività per la commercializzazione di materiali da costruzione e sollecitati ai Paesi comunitari piani di azione per le concentrazioni di gas radon nelle abitazioni.
Si segnala dunque l’importanza della Direttiva comunitaria in quanto comporterà l’introduzione in Italia di una normativa di recepimento finalizzata ad un’effettiva prevenzione di una delle più diffuse cause di tumore polmonare.

Come riconosciuto dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nella sua giurisprudenza, il compito di stabilire norme di sicurezza uniformi per la protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori, imposto alla Comunità, non preclude agli Stati membri, la possibilità di prevedere misure di protezione più rigorose.
Poiché la presente direttiva prevede norme minime, gli Stati membri dovrebbero essere liberi di adottare o mantenere misure più rigorose.
Diventa così obbligatorio, per tutti gli Stati dell’Unione Europea, dotarsi di un Piano Nazionale “Radon”.
Gli stessi Stati membri, dovranno predisporre inoltre,
disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla predetta Direttiva entro il termine ultimo del 6 febbraio 2018.
Una conoscenza adeguata dell’entità del rischio, delle sue incertezze e degli effetti sinergici tra radon ed altri fattori di rischio, spesso trascurati nelle normative di molti Paesi, è necessaria per calibrare al meglio gli interventi di prevenzione.

Il Piano Nazionale Radon (PNR), predisposto in Italia già nel 2002 da una commissione del Ministero della Salute, composta da esperti di diversi enti nazionali e regionali, consiste in un piano pluriennale per realizzare, in modo coordinato a livello nazionale, il complesso di azioni necessarie per ridurre il rischio di tumore polmonare associato all’esposizione al radon.
Il PNR rappresenta uno strumento necessario per programmare e mettere in atto tali azioni in modo coordinato, ottimizzando le risorse a disposizione; infine valutare l’efficacia delle azioni intraprese ed effettuare eventuali correzioni alla programmazione.
Le regioni, a loro volta, si sono dotate di un Piano Regionale di prevenzione e riduzione dei rischi connessi all’esposizione al gas radon, redatto conformemente alle disposizioni comunitarie e nazionali vigenti.
Il Piano Regionale può essere redatto per stralci territoriali, sulla base delle conoscenze acquisite sul territorio. Disponendo così:
a) l’aggiornamento delle aree a rischio, secondo standard definiti a livello nazionale;
b) l’individuazione degli edifici a rischio per la salute della popolazione;
c) i criteri, le prescrizioni e le modalità per la predisposizione di progetti di risanamento degli edifici esistenti a rischio;
d) i limiti di concentrazione del gas radon per le diverse tipologie e destinazioni degli immobili, le prescrizioni costruttive e gli accorgimenti tecnici da osservare nelle nuove edificazioni, con particolare riguardo ai manufatti da realizzare nelle aree a rischio di cui alla lettera a);
e) la realizzazione e la gestione di una banca dati centralizzata delle misure di radon, aggiornata annualmente, quale strumento conoscitivo di supporto alle iniziative di prevenzione;
f) studi di aggiornamento continuo sull’incidenza del gas radon rispetto all’insorgenza delle patologie ed elaborati in collaborazione con l’Osservatorio epidemiologico regionale (OER) e l’ISS;
g) la definizione di un sistema di informazione e divulgazione, tra la popolazione, dei rischi connessi all’esposizione al gas radon e delle misure di prevenzione;
h) il procedimento di monitoraggio anche differenziato e sua periodicità per destinazioni urbanistiche e grado di pericolosità dell’esposizione al rischio e modalità di realizzazione di eventuali e necessarie iniziative di risanamento.
La Giunta regionale provvede all’aggiornamento del Piano, quando ciò sia reso necessario da nuove evidenze di esposizione al rischio di inquinamento da gas radon. Entro un anno dall’approvazione del Piano, anche per stralcio, i comuni, le città metropolitane, le province adeguano i propri strumenti di pianificazione urbanistico-territoriale.
Da ultimo, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare con D.M. 11/10/2017 (Allegato-Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della Pubblica amministrazione ovvero Piano d’azione nazionale sul Green Public Procurement), ha precisato che nel caso in cui “l’area di progetto” sia caratterizzata da un rischio di esposizione al gas Radon secondo la mappatura regionale, devono essere adottate strategie progettuali e tecniche costruttive atte a controllare la migrazione di Radon negli ambienti e deve essere previsto un sistema di misurazione e avviso automatico della concentrazione di Radon all’interno degli edifici.
Recentemente è intervenuta un’importante sentenza del tribunale di Padova, che ha riconosciuto il nesso causale tra l’esposizione al gas e il tumore al polmone. Il giudice di primo grado, ha così condannato a due anni di reclusione (pena sospesa) l’ex direttore generale della Sanità militare, e in solido il ministero della Difesa, rinviando la quantificazione del risarcimento al tribunale civile. Il procedimento riguardava la morte di due militari, deceduti proprio per aver inalato per anni gas radon nelle gallerie sotterranee del Primo Roc, ex base nato sul Monte Venda. Ma restano in attesa di risposta centinaia di altri casi.

 

Domenico Cassitta, CEO

Domenico Cassitta

CEO di Cassitta LAB. Esperienza decennale in management aziendale come project manager di studio di ingegneria integrato, socio maggioritario di azienda che fornisce servizi aziendali legati alla mobilità sostenibile e all’ambiente, founder di due startup innovative. Annientare il gas Radon è il suo sogno.

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